venerdì 18 marzo 2022

ROUTINES

 Si potrebbe dire che la routine è il cuore del modo in cui facciamo le cose. È, insieme ad una mescolanza di ripetizioni, regole, abitudini, immaginari, desideri, interruzioni, attese, il nostro modo di vivere. Per Franco La Cecla e Piero Zanini ( Una morale per la vita di tutti i giorni) le routines sono “quello che la gente fa per abitudine: le abitudini alimentari, quelle del vestire, del parlare, le frasi fatte, i gesti, le consuetudini che possono essere vissute come rassicuranti o oppressive, ma che in ogni caso ricorrono nella vita quotidiana, rendendola una specie di ripetizione costante,  allontanando l’angoscia del vuoto, dell’inedito, dell’irruzione dell’inaspettato nella vita. Le routines sono gli appigli che salvano nei momenti difficili, che consentono di vivere i drammi personali e collettivi, le crisi epocali e le trasformazioni del mondo. Sono ciò per cui si può dire “la vita continua”....

La mattina a Hanoi si fa colazione con una zuppa di phò accompagnata da un pane lievitato a forma di churro spagnolo. Certo, se rimarrete in albergo non vi capiterà mai, ma se cominciate a girare e a mescolarvi ai locali, a un certo punto capirete quanto sia importante cominciare la giornata con quello che è considerato per i vietnamiti il pasto per eccellenza.

Se vivete in Spagna per un pò, vi troverete da outsider a domandarvi come mai le città sono vuote, deserte dalle due alle cinque del pomeriggio, e fin quando non capite che questa sosta permette poi di prolungare la giornata fino a notte inoltrata non avrete afferrata una delle leggi della vita quotidiana spagnola.

Ogni paese ha il suo tempo di sospensione, il tempo del bar a Roma, il tempo della xinxina a Lisbona, quello della demi di birra in un bistrò francese, o del chai in un caffè turco, fuori della porta. Per ritmare la vita quotidiana, le sospensioni sono più importanti delle continuità, danno il senso dell’inizio, del passaggio tra una fase e l’altra della giornata, dell’andare verso la sera, della conclusione del giorno.

Ogni cultura ha inventato modi e rituali per dare ai ritmi del giorno il senso di una “normalità eccezionale”, della recita dei vespri delle vecchiette di un paese siciliano, alle cinque preghiere giornaliere dell’islam, o alle puja hindu accompagnate da uno scampanellio che allontani gli spiriti e svegli la coscienza. Ma la ritualità può essere anche il tempo di comprare un durian nei mercati all’aperto di Bangkok, o quello dell’attesa di una camioneta collettiva nella periferia di Quito”.

La poesia del viaggio, del luogo che non è natio, è anche vivere le abitudini, le routines degli altri..

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