sabato 1 dicembre 2018

DICEMBRE

                                   Maruja Malo  -  Sorpresa del trigo  - 1936

Maruja Malo nasce a Viveiro (Lugo) nel 1902.
Nel 1922 si trasferisce con la famiglia a Madrid e inizia i suoi studi presso la Royal Academy of Fine Arts di San Fernando, dove stringe amicizia con Salvador Dalí, ed entra in relazione con tutti i grandi spagnoli del tempo  da Federico García Lorca a Luis Buñuel. Con Concha Méndez, Josefina Carabias, Rosa María Zambrano Chacel ha crea il gruppo o movimento "il capo scoperto", così chiamata perché hanno osato uscire senza il capo coperto.
Negli anni Venti Maruja lavora come illustratore per varie pubblicazioni e stringe una relazione con il poeta Rafael Alberti.
Nel 1932 si trasferisce a Parigi dove rimane per due anni ed espone alla galleria Pierre (André Breton acquista un suo lavoro, lo Spaventapasseri) ed entra in contatto con il Surrealismo.
Negli anni ottanta, i giovani critici d'arte e artisti di Madrid recuperano la sua figura, quasi passata nell'oblio. Muore a Madrid il 6 febbraio 1995.

"Maruja Malo, entre Verbena y Espantajo toda la belleza del mundo cabe dentro del ojo, sus cuadros son los que he visto pintados con más imaginación, emoción y sensualidad.”

Federico Garcia Lorca

mercoledì 21 novembre 2018

NOIA


I nostri giorni sono completamente impregnati di Economia.
Lei è radicata nella nostra idea di amore.
Dà da mangiare ai bambini.
Lei pulisce le tombe dei cimiteri.
Apre ogni mattina le serrande delle caffetterie.
L’economia punta la sveglia di notte.
Lei stessa, prendendoti per mano, ti insegna quali città vorrai visitare.
La puoi incontrare passeggiando per Zurigo, per Valparaìso, per Beirut.
Lei ha contribuito ad abbattere il muro di Berlino, a bombardare Gaza, a illuminare il Maracanà durante i Mondiali.
Lei vagabonda per Ciudad Juàrez in cerca di donne sole, e tutte le notti dorme abbracciata a Jeff Koons.
La troverai nascosta in una conversazione tra due bambini.
La troverai travestita da sushi, travestita da chiromante, travestita da preservativo.
E in tutte queste occasioni, Lei ti convincerà di tutto, perché è l’unica capace di ordinare il mondo.
Perché Lei è infinitamente erotica.
E alla fine, quando scende la notte, tutti torniamo a casa camminando al suo fianco, Lei ci abbraccia e cominciamo a baciarci.
E noi ci lasciamo baciare.
L’unica cosa che l’Economia non ha ancora potuto comprare, l’unica cosa che non ha ancora persuaso e sedotto, è la Noia.
La Noia, in un certo senso, è anti-economica.
Le feste, le città e le persone sono tutte obbligate a non essere noiose.
Perché la Noia puzza di fallimento.
E io credo che la Vita abbia in sé molta Noia, e che nella Noia ci sia qualcosa di profondamente vero.
La Noia non ha neon, né costumi, non ha una colonna 
sonora.
E penso che la Noia nasconda ancora in sé particelle del vero, e già estinto, naturale ritmo umano.
Camminare e nulla più.
Guardare e nulla più.
Essere e nulla più.
Il giorno in cui abbiamo deciso di separarci dalla Natura, è stato il giorno in cui si è confusa la Noia
con la perdita di tempo.
Perché da questa presunta perdita di tempo nasce l’unica cosa che ci differenzia dagli animali: la riflessione.
L’umanità è avanzata perché qualcuno, a suo tempo, si è fermato a riflettere.
E noi, a causa di una sovra-stimolazione costante, pensiamo che qualsiasi assenza di stimolo sia una perdita di tempo.
Per questo, per favore, esigo tempo per annoiarmi.
Non mi intrattenete, non voglio vedere nulla, non voglio andare da nessuna parte.
....

                                                                          Pablo Gisbert



Ma la noia puo' essere anche creatrice.
Prima c'erano l'otium dei latini, l'accidia medievale, la melancholia rinascimentale, lo spleen: la noia come la concepiamo oggi e' un concetto recente, introdotto dalla modernita' per una societa' tecnologizzata che privilegia il lavoro e bandisce l'attesa. Ma per restituire spazio all'attesa occorre sottrarsi alla dittatura che prevede di occupare tutto il tempo libero. Perche' e' questa la condizione, diceva Hegel, in cui si cerca l'ignoto; e, aggiungeva Leopardi, e' qui che si coltiva "infelicita' da cui scaturisce la poesia.....





giovedì 1 novembre 2018

NOVEMBRE


           
 
             

                                                   Oscar Ghiglia  -   Donna allo specchio   -   1905


«In Italia c’è Ghiglia e basta». Così diceva Modigliani a proposito del panorama artistico italiano di inizio Novecento, individuando nell’amico appena più anziano un riferimento e una sorta di alter ego. Livornese, autodidatta in una stimolante Firenze cosmopolita, solitario, scontroso ma in contatto con i più brillanti intellettuali del tempo, Oscar Ghiglia (1876-1945) guarda alla Francia post-impressionista e ammira Cézanne, van Gogh, Medardo Rosso. Guarda anche al maestro toscano Giovanni Fattori, alla purezza delle sue costruzioni spaziali, all’incastro cristallino dei piani di colore. Il risultato è una pittura intrisa di luce e sempre più nitida, composta, sospesa, tradotta plasticamente in scarti e intarsi cromatici, controtendenza negli anni delle avanguardie ma anticipatrice del «ritorno all’ordine» degli anni Venti.
Al Centro Matteucci di Viareggio per "Ghiglia classico & moderno" fino al 4 novembre in mostra 40 opere, nudi, ritratti, nature morte, paesaggi senza tempo.