mercoledì 9 settembre 2026

Ribellioni

 


“Come il comitato direttivo non può ignorare, un gruppo di artisti figurativi sta cercando da anni, all’interno dell’Associazione, di trovare riconoscimenti per le proprie concezioni artistiche. Queste concezioni culminano nell’affermazione della necessità di stabilire un rapporto più vivace tra la vita artistica viennese e l’evoluzione dell’arte all’estero e di or- ganizzare il sistema espositivo su una base puramente artistica, libera da caratteristiche di mercato, risvegliando così in circoli più ampi concezioni artistiche più chiare e moderne e, in ultima analisi, stimolando i circoli ufficiali a una maggiore cura dell’arte”.
Gustav Klimt

Il legame tra lo scrittore austriaco Hermann Bahr e la celebre opera  “Wahrheit”, "Nuda Veritas", di Gustav Klimt rappresenta uno dei momenti cruciali della nascita della modernità artistica viennese. Più che limitarsi a scrivere una recensione critica, Bahr divenne il principale difensore pubblico, intellettuale e persino il proprietario materiale del quadro, ergendosi a scudo dell'artista contro i violenti attacchi della Vienna conservatrice. Quasi coetanei, Gustav Klimt (1862-1918) e Hermann Bahr (1863-1934) furono legati da una intensa amicizia a partire dagli anni Novanta dell’Ottocento, quando condivisero la causa della modernizzazione dell’arte a Vienna. Secondo Hermann Bahr i membri della Künstlerhausgenossenschaft si opponevano all’organizzazione di mostre degli artisti che si stavano affermando in Europa e resistevano ai cambiamenti per ragioni prettamente economiche. I Secessionisti desideravano rompere con lo storicismo e imboccare nuove direzioni moderne: loro erano artisti, non uomini d’affari. Quando Klimt espose il dipinto a olio  Nuda Veritas, alla Quarta Mostra della Secessione Viennese nel marzo del 1899, il pubblico e la critica accademica insorsero. La figura femminile rappresentata, caratterizzata da un realismo sfrontato, capelli rossi selvaggi, uno specchio rivolto verso lo spettatore e un serpente ai piedi, rompeva radicalmente con i nudi idealizzati e rassicuranti dell'epoca, venendo etichettata come "demoniaca" e scandalosa. Hermann Bahr, all'epoca una delle penne più influenti e promotore del movimento della Jung-Wien, intervenne attivamente scrivendo recensioni e saggi. Nelle sue analisi critiche, Bahr non valutò il quadro secondo i rigidi canoni estetici del passato, ma lo celebrò come il manifesto dell'affrancamento dell'arte dalle ipocrisie moralistiche della società borghese. Colse appieno il messaggio delle due iscrizioni inserite da Klimt, in particolare la citazione di Friedrich Schiller posta in cima al quadro ("Se non puoi piacere a tutti con le tue azioni e la tua arte, piaci a pochi. Piacere a molti è male"). Il critico sostenne che la "verità" dell'arte doveva essere potente, bruciante e priva di compromessi. Le versioni dell’opera in verità sono due. Il dipinto, infatti, era stato originariamente una grafica, realizzata nel 1898 e pubblicata sulla rivista della Secessione Viennese. Le due versioni presentano alcune differenze. La prima differenza è che la parte testuale sopra la testa della donna è diversa: se nella prima Klimt ha inserito una citazione dello scrittore tedesco Leopold Schefer (“La verità è fuoco e parlare di verità significa illuminare e bruciare”), nella seconda accentua la carica sensuale del dipinto optando per la citazione del filosofo SchillerL’altra differenza è il soggetto del serpente, assente nella prima versione, inserito nel dipinto ai piedi della donna. L'entusiasmo di Hermann Bahr per la Nuda Veritas fu talmente radicale che il critico decise di acquistare la tela direttamente da Klimt nell'estate del 1900. Bahr portò l'opera oltre i confini della pagina scritta, facendone il fulcro della propria vita quotidiana. Commissionò all'architetto Joseph Maria Olbrich (progettista del Palazzo della Secessione) la realizzazione della propria villa personale compreso il suo studio. La Nuda Veritas era l'unico quadro presente in quella stanza e ammise di dovere a Klimt “le ore più sublimi che un artista mi abbia mai donato in vita mia”.  Grazie al successivo lascito della vedova di Bahr, la cantante lirica Anna Bahr-Mildenburg, il capolavoro è giunto nelle collezioni pubbliche ed è oggi custodito presso l'Österreichisches Theatermuseum di Vienna.


Non so se Klimt fosse a conoscenza di questo dipinto, certo è che gli elementi in comune sono singolari. Qui l’artista sembra proporci un periodo duro, dove l’oscurità pare avere la meglio. Nonostante si fosse in pieno periodo impressionista Lefebvre dimostra che lo stile accademico aveva ancora molte cose da dire e capolavori da offrire.




























Jules Lefebvre - La verità - 1870



Per approfondire 
“Polemiche su Klimt” di Hermann Bahr



Ringrazio Garbo per il suo, oserei dire, maieutico post che mi ha dato l’opportunità di scrivere questo testo. 














Una tra le tante

 

 























 
Per Garbo
da “Il libro degli apocrifi” di Karel Čapek




 

martedì 1 settembre 2026

SETTEMBRE


 


Never try to say your love, 

Love that can never be said; 

For the mild wind moves 

Silently, invisible.


William Blake 

sabato 22 agosto 2026

Poesia polacca

 






He who chooses solitude 
  
                                            In memory of Tadeusz Peiper

He Who Chooses Solitude
in memory of Tadeusz Peiper
He who chooses solitude —will not be alone.
He who chooses homelessness—will have the world’s roof overhead. He who chooses death—will not cease living.
He whom death chooses—will die
slightly




If Love


If love outgrows us,
then parting becomes our native tongue
suddenly overheard in unknown stations.
Only the astonishment that seizes
us while reading a love letter’s relics,
only the parting that stuns us: born not of love, but hatred,
for which departure means return.

SEPTEMBER 1969




mercoledì 12 agosto 2026

Nessun confine…


 “Henri Matisse - Yves Saint Laurent, Bellezza, Moda e Felicità” è il titolo della mostra estiva di Nizza, aperta fino al 28 settembre al Museo Matisse, un dialogo tra i due artisti e le loro opere. Collezionista delle opere dell’artista, Saint Laurent,  lo cita in molte collezioni realizzate tra gli anni Ottanta e Novanta che testimoniano la sua ammirazione per l’audacia cromatica, l’intensità dei contrasti e il gusto per l’ornamento di Matisse.

“Le beau, la mode et le bonheur” è il primo capitolo del saggio Il pittore della vita moderna di Charles Baudelaire, pubblicato nel 1863; il poeta espone una teoria del bello divisa in due parti: una eterna e immutabile, e una relazionata al proprio tempo, fatta di moda, costumi e passioni. Per Baudelaire, il bello non è mai unico o assoluto. È formato da un elemento eterno, difficile da definire perché legato all'anima umana e da un elemento relativo e occasionale, il secolo, la moda, i costumi e le passioni. 

I. LE BEAU, LA MODE ET LE BONHEUR

Il y a dans le monde, et même dans le monde des artistes, des gens qui vont au musée du Louvre, passent rapidement, et sans leur accorder un regard, devant une foule de tableaux très-intéressants, quoique de second ordre, et se plantent rêveurs devant un Titien ou un Raphaël, un de ceux que la gravure a le plus popularisés ; puis sortent satisfaits, plus d’un se disant : « Je connais mon musée. » Il existe aussi des gens qui, ayant lu jadis Bossuet et Racine, croient posséder l’histoire de la littérature. Par bonheur se présentent de temps en temps des redresseurs de torts, des critiques, des amateurs, des curieux qui affirment que tout n’est pas dans Raphaël, que tout n’est pas dans Racine, que les poetæ minores ont du bon, du solide et du délicieux ; et, enfin, que pour tant aimer la beauté générale, qui est exprimée par les poëtes et les artistes classiques, on n’en a pas moins tort de négliger la beauté particulière, la beauté de circonstance et le trait de mœurs.

I. IL BELLO, LA MODA, LA FELICITÀ 

In questo mondo, e così anche nel mondo degli artisti, ci sono di quelli che vanno al Museo del Louvre, passano in fretta, senza degnarli di un'occhiata, dinanzi a una massa di quadri vivi e interessanti, ancorché di second' ordine, e si piazzano in estasi di fronte a un Tiziano o a un Raffaello, a uno di quelli divenuti più popolari in virtù dell'incisione e della stampa; poi escono tutti soddisfatti, e più d'uno mormora: "Oh, conosco il mio museo ". Allo stesso modo, c'è chi per aver letto una volta Bossuet e Racine, crede di possedere tutta la storia della letteratura. Per fortuna, si fanno avanti di tanto in tanto riparatori di torti, critici, amatori, curiosi, affermando che non tutto sta in Raffaello, né in Racine, che i poetae minores possiedono la loro parte di buono, di solido e di delizioso; e, in conclusione, cne per quanto si possa amare la bellezza generale, espressa dai poeti e dagli artisti classici, non per questo si ha ragione di trascurare la bellezza particolare, la bellezza di circostanza e il tocco del costume.


Ogni essere umano è obbligato ad avere, come dice Nietzsche, dei fantasmi estetici per sopravvivere. La vita è possibile solo grazie a loro. Credo di averli trovati in Mondrian, Picasso, Matisse ma anche e soprattutto in Proust. Sono abbastanza eclettico. 

Yves Saint Laurent 


Per Friedrich Nietzsche, i "fantasmi estetici" sono le illusioni, le immagini e le creazioni d'arte di cui l'uomo ha bisogno per sopportare il peso della realtà, quelle illusioni, forme d'arte o creazioni ideali di cui l'uomo ha bisogno per mascherare il caos e il dolore dell'esistenza. La vita, spoglia di ogni velo protettivo, sarebbe insostenibile. Per sopravvivere, l'essere umano ricorre quindi a una dimensione estetica che rende tollerabile la realtà: l'uomo veste il mondo di bellezza e di significato artistico.













"Henri Matisse - Yves Saint Laurent, Beauty, Fashion and Happiness" is the title of the summer exhibition in Nice, open until September 28 at the Matisse Museum, a dialogue between the two artists and their works. Collector of the artist's works, Saint Laurent, mentions him in many collections made between the eighties and nineties that testify to his admiration for the chromatic audacity, the intensity of the contrasts and the taste for the ornament of Matisse.

"Le beau, la mode et le bonheur" is the first chapter of the essay The Painter of Modern Life by Charles Baudelaire, published in 1863; the poet exposes a theory of beauty divided into two parts: an eternal and immutable, and one related to its time, made of fashion, customs and passions. For Baudelaire, beauty is never unique or absolute. It is formed by an eternal element, difficult to define because it is linked to the human soul and by a relative and occasional element, the century, fashion, customs and passions.

I. BEAUTY, FASHION AND HAPPINESS

The y a in the world, and even in the world of the artists, the people who go to the Louvre museum, pass quickly, and without giving them a look, in front of a multitude of very interesting paintings, something of second order, and they plant dreamers in front of a Titien or a Raphaël, one of those that the engraving is most popularised; then they are satisfied, plus of a saying: « I know my museum. » There are also people here, where Bossuet and Racine once believed to have the history of literature. For luck if the redressers of wrongs, critics, amateurs, curious people present themselves in time that everything is not in Raphael, that everything is not in Racine, that the minor poets are very good, solid and delicious; and finally, that to love the general beauty so much, here is exprimée by the poems and the classic artists, no least to neglect the particular beauty, the beauty of circumstance and the trait of mœurs.

I. BEAUTY, FASHION, HAPPINESS

In this world, and so also in the world of artists, there are those who go to the Louvre Museum, pass quickly, without deigning to look at them, in front of a mass of living and interesting paintings, even if of second order, and they stand in ecstasy in front of a Titian or a Raphael, to one of those who have become more popular by virtue of engraving and printing; then they all leave satisfied, and more than one murmurs: "Oh, I know my museum". In the same way, there are those who, for having once read Bossuet and Racine, believe that they own the entire history of literature. Fortunately, repairers of wrongs, critics, amateurs, curious come forward from time to time, stating that not everything is in Raphael, nor in Racine, that the poetae minores possess their share of good, solid and delicious; and, in conclusion, as much as one can love the general beauty, expressed by poets and classical artists, one has no reason to neglect the particular beauty, the beauty of circumstance and the touch of the costume.

Every human being is obliged to have, as Nietzsche says, aesthetic ghosts to survive. Life is only possible thanks to them. I think I found them in Mondrian, Picasso, Matisse but also and especially in Proust. I'm quite eclectic.
Yves Saint Laurent

For Friedrich Nietzsche, "aesthetic ghosts" are the illusions, images and creations of art that man needs to bear the weight of reality, those illusions, art forms or ideal creations that man needs to mask the chaos and pain of existence. Life, stripped of any protective veil, would be unsustainable. To survive, the human being therefore resorts to an aesthetic dimension that makes reality tolerable: man dresses the world with beauty and artistic meaning.

My happiness 

Since I grew tired of searching,
I learned how to find.
Since a wind opposed me,
I sail with all winds