Io sono un “visivo”, il mio strumento percettivo d’elezione è la vista, le prime cose che mi colpiscono sono le immagini, che trasmettono l’essenza emotiva più che razionale del mio contatto col mondo. Cerco di mantenere scissa questa esperienza visivo-emotiva da qualsiasi razionalizzazione ne segua, per mantenerla pura e godermela: di certo i colori, come avevano compreso gli impressionisti, sono in grado da soli, privi cioè di forma o di senso alcuno, di evocare i nostri sentimenti in tutte le loro sfumature. Cesare Pavese sembrava una persona che avrebbe voluto essere felice, ma portava con sé un peso enorme che lo gravava verso la malinconia, ed era maestro nel cacciarsi in relazioni sentimentali senza speranza, che aggravavano questa sua tendenza di fondo all’infelicità. La mostra più bella dell’anno appena trascorso è stata quella dedicata al Beato Angelico a Palazzo Strozzi a Firenze; se non la prorogano chiuderà i battenti a breve, il 26 - 01 - 2026. Non ho visto ancora, invece, quella che segnali tu Da Picasso a Van Gogh, allestita da Marco Goldin nel Museo di Santa Caterina a Treviso; rispetto a quelle che in passato venivano aperte in Ca’ dei Carraresi, c’è stato un enorme passo avanti: molte delle sale della Ca’ dei Carraresi sono anguste, e la pittura della fine del XIX° e dell’inizio del XX° secolo ha bisogno di spazi ampi per poter essere apprezzata e delle giuste luci ad illuminarla, solo così ci si può sentire: “colorati da tutte le sfumature dell’infinito”. Mi auguro che i tuoi giorni siano pieni di colore e circonfusi da tutte le sfumature dell’infinito. Ciao.
Non so se sono una “visiva” ma se fotografare ciò che è bello, per me, ciò che mi fa felice o mi commuove, ciò che non è ovvio o banale, ciò che si nasconde, se essere spesso rimproverata perché non guardo dove metto i piedi perché il mio sguardo è sempre rivolto a ciò che ho intorno, oppure innamorami di un quadro, di un disegno, di un film, allora forse lo sono. Per fare questa foto mi sono quasi congelata; sono uscita al volo, senza giacca, e sono rimasta minuti incantata davanti all’apparire del sole. Del Beato Angelico conosco le annunciazioni, bellissime. Mi hai fatto ricordare che tempo fa avevo iniziato a fare collezione di annunciazioni… Vedo che conosci molto bene l’apparato museale di Treviso, ho gradito le tue osservazioni in proposito. Di Pavese ho letto molto e ho diversi libri ancora da iniziare. Lo apprezzo in particolare per i suoi saggi, per i suoi studi sul mito, per aver introdotto l’antropologia in letteratura. È stato studioso e originale traduttore di Nietzsche. Vedo in loro una simile solitudine, simili drammi esistenziali, entrambi legati a Dioniso, il dio errante. Ti ringrazio per la bellissima, augurale frase di commento. Capisco che il colore è un’ elaborazione soggettiva compiuta dal nostro cervello quando mi capita di avere discussioni sul colore di un maglione, per me è verde, per altri grigio; probabilmente ognuno di noi vede i “suoi” colori, come il mio gatto non li vede tutti. E devo dirti che sì, vivo giorni colorati, dalla natura e da me. Ciao
Io sono un “visivo”, il mio strumento percettivo d’elezione è la vista, le prime cose che mi colpiscono sono le immagini, che trasmettono l’essenza emotiva più che razionale del mio contatto col mondo.
RispondiEliminaCerco di mantenere scissa questa esperienza visivo-emotiva da qualsiasi razionalizzazione ne segua, per mantenerla pura e godermela: di certo i colori, come avevano compreso gli impressionisti, sono in grado da soli, privi cioè di forma o di senso alcuno, di evocare i nostri sentimenti in tutte le loro sfumature.
Cesare Pavese sembrava una persona che avrebbe voluto essere felice, ma portava con sé un peso enorme che lo gravava verso la malinconia, ed era maestro nel cacciarsi in relazioni sentimentali senza speranza, che aggravavano questa sua tendenza di fondo all’infelicità.
La mostra più bella dell’anno appena trascorso è stata quella dedicata al Beato Angelico a Palazzo Strozzi a Firenze; se non la prorogano chiuderà i battenti a breve, il 26 - 01 - 2026.
Non ho visto ancora, invece, quella che segnali tu Da Picasso a Van Gogh, allestita da Marco Goldin nel Museo di Santa Caterina a Treviso; rispetto a quelle che in passato venivano aperte in Ca’ dei Carraresi, c’è stato un enorme passo avanti: molte delle sale della Ca’ dei Carraresi sono anguste, e la pittura della fine del XIX° e dell’inizio del XX° secolo ha bisogno di spazi ampi per poter essere apprezzata e delle giuste luci ad illuminarla, solo così ci si può sentire: “colorati da tutte le sfumature dell’infinito”.
Mi auguro che i tuoi giorni siano pieni di colore e circonfusi da tutte le sfumature dell’infinito.
Ciao.
Non so se sono una “visiva” ma se fotografare ciò che è bello, per me, ciò che mi fa felice o mi commuove, ciò che non è ovvio o banale, ciò che si nasconde, se essere spesso rimproverata perché non guardo dove metto i piedi perché il mio sguardo è sempre rivolto a ciò che ho intorno, oppure innamorami di un quadro, di un disegno, di un film, allora forse lo sono. Per fare questa foto mi sono quasi congelata; sono uscita al volo, senza giacca, e sono rimasta minuti incantata davanti all’apparire del sole.
RispondiEliminaDel Beato Angelico conosco le annunciazioni, bellissime. Mi hai fatto ricordare che tempo fa avevo iniziato a fare collezione di annunciazioni… Vedo che conosci molto bene l’apparato museale di Treviso, ho gradito le tue osservazioni in proposito.
Di Pavese ho letto molto e ho diversi libri ancora da iniziare. Lo apprezzo in particolare per i suoi saggi, per i suoi studi sul mito, per aver introdotto l’antropologia in letteratura. È stato studioso e originale traduttore di Nietzsche. Vedo in loro una simile solitudine, simili drammi esistenziali, entrambi legati a Dioniso, il dio errante.
Ti ringrazio per la bellissima, augurale frase di commento. Capisco che il colore è un’ elaborazione soggettiva compiuta dal nostro cervello quando mi capita di avere discussioni sul colore di un maglione, per me è verde, per altri grigio; probabilmente ognuno di noi vede i “suoi” colori, come il mio gatto non li vede tutti. E devo dirti che sì, vivo giorni colorati, dalla natura e da me.
Ciao