Mysterium matematico
Misurato si spalanca l’inconscio
e nell’infinito svanisce il mondo.
Avverto l’emissione della sentenza;
stupito seguo il suo corso.
Poggiante su di un concetto solitario
s’eleva ripido un edificio:
e si connette all’ammasso di stelle
illuminato dalla lontana divinità.
Vincolato l’io deve riconoscere
ch’esso contiene la verità solo nella forma
e in questa fredda fiamma desidera ardere.
Certo innumerevoli sono anche le manifestazioni della forma,
nulla le può separare dall’unità.
Appare nella profondità più profonda: ben ponderato il mondo.
Mathematical mystery
Measured, the unconscious opens wide
And in the infinite the world vanishes.
I warn the issuance of the judgement;
Amazed I follow his course.
Resting on a solitary concept
A building rises steeply:
And connects to the cluster of stars
Enlightened by the distant divinity.
Bound the I must recognise
That it contains the truth only in the form
And in this cold flame he wants to burn.
Certainly countless are also the manifestations of the form,
Nothing can separate them from the unit.
It appears in the deepest depth: well thought out the world.
Hermann Broch

C’era un gran fervore politico fra la fine del XIX° secolo fino all’inizio della Seconda Guerra a Vienna, scienziati, poeti, letterati e artisti erano attratti dalla nuova ondata di interesse che tornava a coagularsi intorno al concetto di inconscio, non più visto come fenomeno metafisico, o da baraccone con sedute spiritiche e ipnotizzatori che si esibivano sulla pubblica piazza, ma teso a comprenderlo cercando di descriverne le funzioni.
RispondiEliminaIn nazismo disperse una ricchezza culturale immensa, molta della quale oltrepassò l’oceano.
Sul post precedente: la solitudine o la ricerca di contatti risponde spesso ad esigenze profonde di una persona; il ritiro dal mondo non vuol dire la cancellazione dei contatti umani, anche l’eremita più solitario dialoga incessantemente con il suo mondo sociale interno.
Se non ci fossero più contatti, se fossimo una monade leibniziana senza porte né finestre col mondo, non potremmo esistere come individui: siamo come i neuroni, il cervello nella sua economia mantiene in vita neuroni o circuiti cerebrali finché funzionano, cioè finché ricevono miriadi di segnali da altri neuroni attraverso i dendriti e finché tutti questi segnali non li trasmettiamo ad altri neuroni.
Ciao
Casualmente in questi ultimi tempi il tema della solitudine ricorre spesso nelle mie rizomatose letture. Non ho mai approfondito l’argomento. Tengo sempre a mente il consiglio “Scegliete la buona solitudine, la libera, coraggiosa, lieve solitudine”.
RispondiEliminaPenso alla tua frase sull’asceta che dialoga con il suo mondo sociale interno e mi chiedo se questo suo dialogo annulla lo stato di solitudine e se la solitudine assoluta è sempre patologica..
Amo la letteratura mitteleuropea e ho scoperto Broch per caso, autore non meno importante ma forse offuscato dai Kafka, Musil, Roth, Rilke.. In questi giorni ho recuperato in biblioteca I sonnambuli e La morte di Virgilio (il libro di poesie non potevo non comprarlo!). Il clima culturale mitteleuropeo che hai ben descritto ha prodotto importanti innovazioni e la letteratura ha analizzato la crisi esistenziale dell’epoca. Ti lascio uno stralcio di sinossi e due frasi che ho sottolineato.
Hermann Broch con la sua opera narra il lento cadere dell’uomo, e dell’Europa collettiva, nell’incubo del nazismo, e ne “La morte di Virgilio” prova a trovare una soluzione per far sopravvivere l’arte e, con l’arte, l’umano.
I personaggi dei “Sonnambuli” di Broch vivono la loro esistenza esperendo qualcosa di simile allo stato di sonnambulismo, c’è in loro una profonda crisi tra ciò che credono di essere e ciò che sono… È questa la rottura, che i Sonnambuli raccontano: un mondo che è andato avanti, una società, una realtà che ha continuato a progredire, mentre i nostri sentimenti – ovvero il modo con cui noi guardiamo alla realtà stessa – sono rimasti fermi, bloccati e come tali inservibili. Quest’intuizione ha, quindi, un carattere storico e antropologico fondamentale, e ci aiuta a comprendere meglio il 1933, l’anno in cui l’Europa sonnambula si svegliò nella stanza buia, senza sapere dove fosse.
“Voglio dire che il nostro sentimento della vita resta sempre indietro di una cinquantina d’anni, o anche di un secolo, rispetto alla vita”.
“Perché l’uomo che vuole il bene e la giustizia vuole l’assoluto”.
Ciao e grazie