El Desdichado
Io sono il Tenebroso, – il Vedovo, – lo Sconsolato,
Il Principe d’Aquitania dalla torre abolita:
La mia unica Stella è morta, – e il mio liuto costellato
Porta il Sole nero della Malinconia
Nella notte del Sepolcro, Tu che mi hai consolato,
Restituiscimi Posillipo e il mare d’Italia,
Il fiore che piaceva tanto al mio cuore desolato,
E la spalliera dove la vite si intreccia alla rosa.
Sono Amore o Febo?… Lusignano o Biron?
La mia fronte è ancora rossa per il bacio della Regina;
Ho sognato nella Grotta dove nuota la Sirena…
E per due volte vincitore ho attraversato l’Acheronte:
Modulando di volta in volta sulla lira di Orfeo
I sospiri della Santa e le grida della Fata.
Gérard de Nerval
Se leggi una poesia fai esercizio di ascolto, di attenzione, rispetti il silenzio, limiti il giudizio, accetti il mistero, l’ambiguità delle parole e provi a superarne i confini; ne apprezzi il ristoro meditativo e quella educazione emotiva che sviluppa empatia quando entri in contatto con stati d’animo complessi. È oltrepassare la porta del cuore e della mente di un altro e incontrare il suo modo unico di vedere il mondo.
Oggi quel mondo appartiene a Gerard de Nerval, uomo dai molti confini, tra passato e presente, occidente e oriente, sogno e realtà, filosofia e religione. Che si è “sentito pagano in Grecia, musulmano in Egitto, panteista tra i drusi e sui mari, devoto degli astri divinità dei caldei” e divenuo viaggiatore per ricordare e dimenticare, perché la memoria non è tale se non mediata dal ricordo dove convergono le letture, il sogno, il mito.
Dumas aveva colto in alcune opere di Nerval momentanei abbandoni della ragione e incursioni allucinatorie nell’immaginazione e aveva recensito il celebre sonetto El Desdichado così:
…” è uno spirito raro e delizioso, in lui, di tanto in tanto, l’immaginazione, la pazza di casa, scaccia momentaneamente la ragione, che ne è soltanto la padrona; allora la prima resta sola, onnipossente, in questo cervello nutrito di sogni e allucinazioni…”
Per questo Nerval è diveuto di soggetto di attenzione da parte della psicocritica di Charles Mauron che ha visto nelle figure femminili del poeta una costante nebulosa materna.
Ma Nerval è un poeta, che ha coscienza dei propri squilibri e, scrivendo, li oltrepassa verso una dimensione assoluta e metafisica.
If you read a poem, exercise listening, attention, respect silence, limit judgement, accept mystery, ambiguity of words and try to overcome its boundaries; you appreciate its meditative refreshment and that emotional education that develops empathy when you come into contact with complex moods. It is to go through the door of another's heart and mind and meet his unique way of seeing the world.
Today that world belongs to Gerard de Nerval, a man with many boundaries, between past and present, West and East, dream and reality, philosophy and religion. Who has "felt pagan in Greece, Muslim in Egypt, pantheist among the Drusi and on the seas, devoted to the astrian deities of the Chaldeans" and became a traveller to remember and forget, because memory is not such if not mediated by memory where readings, the dream, myth converge.
Dumas had caught in some of Nerval's works momentary abandonments of reason and hallucinatory incursions into the imagination and had reviewed the famous sonnet El Desdichado as follows:
...” is a rare and delightful spirit, in him, from time to time, the imagination, the crazy of the house, momentarily drives away reason, which is only the mistress; then the first remains alone, omnipotent, in this brain nourished by dreams and hallucinations...”
For this reason, Nerval is a subject of attention from the psychocritic of Charles Mauron who saw in the female figures of the poet a constant maternal nebula.
But Nerval is a poet, who is aware of his own imbalances and, writing, goes beyond them towards an absolute and metaphysical dimension.

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