giovedì 12 aprile 2018
NON E' VIVALDI
Dal 17 al 25 aprile, in piazza del Duomo, davanti a Palazzo Reale, il Salone offrirà alla città il progetto “Living Nature. La natura dell’abitare”. In un unico ambiente di 500mq, concepito con criteri di risparmio energetico, verranno racchiusi quattro microcosmi naturali e climatici che permetteranno alle quattro stagioni dell’anno di coesistere nello stesso momento, l’una accanto all’altra. I visitatori potranno immergersi nella natura e viverne i cambiamenti attraversando le quattro aree: Inverno, Primavera, Estate e Autunno. Questo progetto ha un grande valore iconico, evocativo ed esperienziale. Ma gli obiettivi ultimi sono la riconciliazione tra gli spazi domestici, urbani e la natura da un lato, e, dall’altro, la proposta di soluzioni sostenibili, realmente applicabili. Se la climatizzazione è spesso associata a consumi eccessivi, questo progetto propone un radicale cambio di prospettiva, dimostrando la fattibilità di una tecnologia per il controllo climatico che sia sostenibile, basata sull’uso di celle fotovoltaiche e accumulatori energetici, dalle ampie potenzialità per future applicazioni. Il progetto offre un nuovo punto di partenza e una diversa prospettiva su come affrontare i temi della salvaguardia delle risorse ambientali e del cambiamento climatico per poter migliorare le nostre condizioni di vita in casa e in città e soddisfare quel bisogno di “biofilia” – teorizzato dal biologo di Harvard Edward O. Wilson – secondo il quale siamo tutti attratti istintivamente dalla natura e “programmati” per stare meglio quando siamo immersi in essa.
Living Nature. La natura dell’abitare
17 - 25 aprile
Piazza del Duomo
h. 10.00 - 22.00
domenica 1 aprile 2018
APRILE
Jeanne Mammen The Redhead 1928
Jeanne Mammen viene descritta nella presentazione della sua mostra berlinese come "…una delle figure più ingombranti e più colorate della recente storia dell'arte. Come artista berlinese, ha vissuto due guerre, distruzione, povertà e il ritorno delle rovine in modo molto personale e produttivo. Come solitario e acuto osservatore, Mammen ha sviluppato una personalità potente con un messaggio chiaro: la distanza crea vicinanza. Non ha risparmiato alcun ambiente e nessuna esperienza. Ha ritratto contemporanei glamour, il nuovo tipo di donna sicura di sé, così come la vita notturna frivola o figure ai margini della società ... icone distintive della "Golden Twenties"…" Il suo sguardo si ferma su tutto, soprattutto sulle donne di malaffare, le amiche, le donne sole, povere, con lo sguardo torbido, ridente, scatenato, o disperato.
giovedì 1 marzo 2018
MARZO
Gerald Murphy - Watch - 1925
«Sulla bella costa della riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, sorge un albergo rosa, grande e orgoglioso...» E' l’Hotel du Cap, quello dell’incipit di Tenera è la notte di Francis Scott Fitgerald, ancora oggi prestigiosissimo ma bianco e non rosa. Lì vicino, Villa America aveva un' insegna dipinta dal proprietario che giocava sul tema della bandiera americana, anticipando di qualche decennio lo stile Jasper Johns, e fu, negli anni '20 dell' età del jazz e della Lost Generation, il centro di un piccolo mondo moderno in cui si sfiorarono, si conobbero, si amarono, si odiarono, alcuni dei personaggi più celebri dell' epoca. Villa America era la casa di Sara e Gerald Murphy. Che erano giovani, ricchi, belli, americani, eccentrici, fortunati, eleganti, felici, e furono per Francis Scott Fitgerald i modelli dei Diver di Tenera è la notte: il romanzo a loro dedicato. Ma troviamo pezzi di entrambi anche in Le nevi del Kilimanjaro, in Festa mobile, in Dos Passos. Attorno a loro, attorno alla loro casa e all' immagine dei belli e felici si raccolse un gruppo che era l' élite dell' arte, della cultura e del gusto di quegli anni e della Lost Generation: Pablo Picasso, Ernest Hemingway, Fitzgerald, Cole Porter, John Dos Passos, Dorothy Parker. Gerald era l' erede di una grande fortuna, un uomo colto e gentile che solo l' esagerata ricchezza allontanò da una strada nell' arte che gli si apriva davanti, come pittore e scenografo; un suo quadro gigantesco, Boatdeck, fu ospitato al Salon des Indépendents del 1924.
E' a Parigi, in anni esaltanti di avanguardie artistiche, che Gerald scopre la pittura, e inizia a fare quelle conoscenze che consolideranno il suo mito. Studia pittura con Natalia Goncharova e suo marito Michael Larionov che lo introducono nel circolo di Sergei Diaghilev’s dove diventa intimo di Jean Cocteau, Picasso, André Derain e Léger, che diventa il suo mentore. Gerald dipingerà solamente dal 1921 fino al 1929, elaborando uno stile assolutamente originale, che di fatto, supera cubismo e precisionismo. Realizza, in controtendenza, tele anche di grandissime dimensioni che esaltano oggetti di uso comune, colti dalla pubblicità o dagli scaffali dei negozi. Trasformati in icone. Un’intuizione che anticipa realmente il movimento pop art di Andy Warhol.
giovedì 1 febbraio 2018
FEBBRAIO
Gerda Wegener - Three young women in hats - 1920
Nei primi anni del novecento l'artista Gerda Wegener giunse ad una soluzione creativa quando si accorse che la sua modella era in ritardo: fece indossare calze autoreggenti e tacchi a suo marito che posò per lei. Lui era Einar Wegener, pittore paesaggista all'epoca più famoso di lei, che da quel momento cominciò a vestirsi da donna col nome di Lili Elbe e la prima persona al mondo ad effettuare l'operazione per il cambio del sesso.
Gerda che sostenne il marito sino alla fine riuscì ad esporre a Parigi al Salon des Indépendants e anche al Salon d'Automne per diventare poi apprezzata collaboratrice di riviste come Vogue e La Vie Parisienne. Dopo la morte di Lili a seguito delle numerose operazioni e l'abbandono del secondo marito si sposta prima a Marrakesh poi a Roma per alcuni anni e poi di ritorno a Copenhagen dove muore di infarto nel 1940.
Nel 2001 lo scrittore David Ebershoff pubblica il romanzo The Danish Girl da cui nel 2015 è stato tratto il film omonimo.
lunedì 1 gennaio 2018
GENNAIO
Pan Yuliang "My Family" 1931
Il calendario di quest'anno vuole celebrare artisti poco, a volte pochissimo, conosciuti. Alcuni, veri e propri outsiders. Quindi opere che quasi sicuramente non abbiamo mai avuto occasione di ammirare. L'amore per l'arte è anche curiosità, quella curiosità che è capace di ampliare gli orizzonti della conoscenza.
Gli Outsiders sono perdenti per definizione.
Non scelgono mai i luoghi e le date giuste per nascere, creare, amare, morire. Vivono in mondi paralleli.
E hanno sempre l’indirizzo sbagliato.
Questa è la frase che apre il libro Outsiders di Alfredo Accatino. Racconta storie di artisti geniali che non troveremo mai nei manuali di storia dell'arte e che a volte mi accompagnerà in questo viaggio.
L'artista di gennaio è una donna, cinese, Pan Yuliang. Nata nel 1895 nella provincia di Anhui, venduta come prostituta a quattordici anni e ricomprata verso i venti da un facoltoso uomo d'affari, rinasce scoprendo la bellezza e l'arte fino a diventare la prima donna cinese artista a praticare l’arte occidentale. Incoraggiata dal marito viaggerà in Europa fino ad arrivare a Roma e poi a Parigi dove vivrà fino al 1977 anno della sua morte. Lascerà circa quattromila opere che verranno inviate in cina ed esposte nella Galleria Nazionale di Arte di Pechino e nel Museo Provinciale di Anhui.
Il romanzo di Jennifer Cody Epstein The Painter from Shanghai si basa sulla sua vita e la sua storia è narrata nel film A soul haunted by painting.
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