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domenica 5 luglio 2026

“Il male non esiste” di Ryusuke Hamaguchi

 



Life's but a walking shadow, a poor player that struts and frets his hour upon the stage. And then is heard no more: it is a tale told by an idiot, full of sound and fury, signifying nothing.


La vita non è che un'ombra che cammina, un povero attore che si pavoneggia e si agita sulla scena per la sua ora e poi non se ne sa più nulla: è una storia raccontata da un idiota, piena di rumore e di furia, che non significa nulla.

Macbeth V-5



Le prime immagini del film già invitano ad ampliare prospettiva, la nostra visione abituale antropocentrica, siamo immersi nella natura, shizen, dal significato originario di “ è così da sé “. C’è la natura in questo film, e una piccola comunità immersa nel silenzio delle montagne che la rispetta ma che si scopre debole nell’affrontare la speculazione, l’affarismo del mondo di fuori; e c’è l’acqua, fonte di vita e di contesa, seme liquido di questa storia; e c’è Takumi, lo stimato tuttofare del villaggio, il quale dice che per vivere insieme alla natura ci vuole equilibrio. 

Il tutto fluisce, si spezza, riprende fino a confondere, tra sussulti lirici, metafisici, esoterici.

La saggezza taoista significa ricerca costante di equilibrio anche quando questo equilibrio imparziale compromette i nostri interessi personali, quando minaccia noi stessi o i nostri cari; significa azione discreta ovvero astenersi dall’esercizio della forza, rimettere la propria volontà alla neutra successione dei cicli naturali. La logica conseguenza di questo atteggiamento è la sospensione di ogni giudizio su bene e male, giusto e sbagliato, fortuna e sfortuna.

Così il film finisce ciclicamente come è cominciato, con una lenta, lunga carrellata, questa volta sotto il cielo notturno, fluida come acqua che scorre, neutra, imperturbabile.


PS


Un contadino perde il suo unico cavallo, ma non lo considera un male; il cavallo torna con un magnifico cavallo barbaro, ma il contadino non lo considera un bene; il figlio del contadino cade dal cavallo nel tentativo di domarlo e si rompe una gamba, ma il contadino non lo considera un male; i barbari invadono la regione e tutti i giovani abili vengono mandati a combattere, ma il vecchio contadino e suo figlio con la gamba rotta rimangono a casa e si salvano.


Parabola dello Huainanzi





Il film è visibile gratuitamente su RaiPlay ancora per 8 giorni 


https://www.raiplay.it/programmi/ilmalenonesiste?wt_mc=2.app.share.raiplay_prg_Ilmalenonesiste.






Life's but a walking shadow, a poor player that struts and frets his hour upon the stage. And then is heard no more: it is a tale told by an idiot, full of sound and fury, signifying nothing.

Macbeth V-5


The first images of the film already invite us to broaden our perspective, our usual anthropocentric vision, we are immersed in nature, shizen, with the original meaning of "it's so by itself". There is nature in this film, and a small community immersed in the silence of the mountains that respects it but that finds itself weak in dealing with speculation, the business of the outside world; and there is water source of life and contest, liquid seed of this story; and there is Takumi, the esteemed all-rounder of the village, who says that to live together with nature you need balance.

Everything flows, breaks, resumes until it confuses, between lyrical, metaphysical, esoteric gasps.

Taoist wisdom means a constant search for balance even when this impartial balance compromises our personal interests, when it threatens ourselves or our loved ones; it means discreet action or refraining from the exercise of force, putting one's will back to the neutral succession of natural cycles. The logical consequence of this attitude is the suspension of all judgement on good and evil, right and wrong, luck and bad luck.

So the film ends cyclically as it began, with a slow, long roundup, this time under the night sky, fluid like flowing water, neutral, imperturbable.


PS


A farmer loses his only horse, but does not consider it bad; the horse returns with a magnificent barbarian horse, but the farmer does not consider it a good one; the farmer's son falls from the horse in an attempt to tame it and breaks a leg, but the farmer does not consider it evil; the barbarians invade the region and all the skilled young people are sent to fight, but the old farmer and his son with a broken leg stay at home and are saved.


Parable of Huainanzi


domenica 11 maggio 2025

PRIMA VISIONE


 

Un cinema non convenzionale, volutamente manierista, dove tutto verte sulla potenzialità dell’amore inespresso. Questo è In the mood of love di Wong Kar Wai, non recente, datato 2000, il cui titolo originale cantonese è Fa yeung nin wah, che tradotto significa “l’età della fioritura”.

Hong Kong, 1962. Chow Mo-wan (Tony Leung), caporedattore di un giornale locale, si trasferisce con la moglie in un nuovo edificio. Lo stesso giorno, la segretaria Su Li-zhen (Maggie Cheung) trasloca con il marito nello stesso palazzo, proprio accanto all’appartamento di Chow. Di lì a poco, Chow e Su scoprono che i loro rispettivi coniugi hanno una relazione clandestina. Tristi e feriti, i due decidono di collaborare per cercare di trovare una spiegazione all’infedeltà e si ripromettono di non diventare mai come loro. Tuttavia, Chow e Su sviluppano lentamente un’empatia reciproca e finiscono per innamorarsi lo stesso. Il loro rapporto si tramuta così in una storia d’amore non convenzionale.

La narrazione si snoda in un susseguirsi di emozioni, dando vita a un intricato mosaico in cui si mescolano i sentimenti umani. Il regista utilizza con maestria la macchina da presa per immortalare la ricchezza di emozioni sullo schermo, fino a renderle quasi tangibili. Ne scaturisce un ritratto nostalgico di un’epoca lontana. Parallelamente, Wong Kar Wai erige un tributo emotivo all’universalità dell’amore che attraversa ogni spazio e tempo.

Ogni singola inquadratura di In the Mood for Love è come un dipinto, composto da cravatte e borsette, zuppa di sesamo e camere invase dal fumo di sigaretta. Ogni indumento indossato dalla signora Chan pare un pezzo d’arte pregiata e i suoi abiti contribuiscono a scandire il flusso del tempo insieme alla musica volutamente ripetitiva.

Per chi non ama i film romantici..



An unconventional cinema, deliberately mannerist, where everything is focussed on the potential of unexpressed love. This is In the mood of love by Wong Kar Wai, not recent, dated 2000, whose original Cantonese title is Fa yeung nin wah, which translated means "the age of flowering".

Hong Kong, 1962. Chow Mo-wan (Tony Leung), editor-in-chief of a local newspaper, moves with his wife to a new building. On the same day, secretary Su Li-zhen (Maggie Cheung) moves with her husband to the same building, right next to Chow's apartment. Soon, Chow and Su discover that their respective spouses have a clandestine relationship. Sad and hurt, the two decide to collaborate to try to find an explanation for infidelity and promise themselves never to become like them. However, Chow and Su slowly develop mutual empathy and end up falling in love anyway. Their relationship thus turns into an unconventional love story.

The narrative unfolds in a succession of emotions, giving life to an intricate mosaic in which human feelings are mixed. The director masterfully uses the camera to immortalise the richness of emotions on the screen, until they are almost tangible. The result is a nostalgic portrait of a distant era. At the same time, Wong Kar Wai makes an emotional tribute to the universality of love that crosses every space and time.

Every single shot of In the Mood for Love is like a painting, composed of ties and handbags, sesame soup and rooms invaded by cigarette smoke. Every garment worn by Mrs. Chan looks like a piece of fine art and her clothes help to mark the flow of time along with the deliberately repetitive music.

For those who don't like romantic movies..


domenica 23 febbraio 2025

PRIMA VISIONE





La poesia, in particolare di Peter Handke, il Giappone - la sua filosofia, la fotografia, la letteratura, la musica anni ‘70, il silenzio, l’essenziale.. Un filo li lega, li avvolge e riavvolge dando vita a questo film. A sostenere tutto è il personaggio di Hirayama perfettamente a suo agio nell’essere uomo analogico (non possiede uno smartphone, ascolta musica su vecchie audiocassette a nastro, usa una macchina fotografica a pellicola) e allo stesso tempo sempre presente nel qui e ora. La storia, semplicissima, racconta la routine giornaliera di Hirayama, uomo di mezza età che vive in un piccolo locale a Tokyo e per lavoro pulisce i bagni pubblici della città, potrebbe sembrare ripetitiva invece racchiude il senso del film: la scoperta del valore dei momenti secondari della vita, quegli istanti trascurati o vissuti quasi senza accorgersene; quei tempi intermedi, la cartilagine dei giorni, che oscurano quelli principali.

Nel suo “Canto alla durata” lo scrittore austriaco Peter Handke, collaboratore di Wenders, lo descrive come il momento di estasi quando si percepisce il proprio esistere nello scorrere del tempo. È una percezione che si realizza in momenti e “gesti di poco conto” all’interno del ripetersi della vita quotidiana.(cit. Birdmen)

Per Hirayama sono momenti felici e la sua felicità viene percepita dallo spettatore anche grazie alle incredibili capacità di Kōji Yakusho che lo interpreta.

Il finale, di pura poesia, è a sorpresa.



For those passing:


Poetry, in particular by Peter Handke, Japan - its philosophy, photography, literature, 70s music, silence, the essential.. A thread binds them, wraps them and rewinds them giving life to this film. To support everything is the character of Hirayama perfectly comfortable in being an analogue man (he doesn't have a smartphone, listens to music on old taped tapes, uses a film camera) and at the same time always present in the here and now. The story, very simple, tells the daily routine of Hirayama, a middle-aged man who lives in a small club in Tokyo and for work cleans the public bathrooms of the city, it might seem repetitive instead it encloses the meaning of the film: the discovery of the value of the secondary moments of life, those moments neglected or lived almost without realising it; those intermediate times, the cartilage of the days, that obscure the main ones.

In his "Song of Duration" the Austrian writer Peter Handke, a collaborator of Wenders, describes it as the moment of ecstasy when one perceives one's existence in the passage of time. It is a perception that is realised in moments and "gestures of little account" within the repetition of daily life. (cit. Birdmen)

For Hirayama they are happy moments and his happiness is perceived by the viewer also thanks to the incredible skills of Kōji Yakusho who plays him.

The ending, of pure poetry, is a surprise.


sabato 24 febbraio 2024

PRIMA VISIONE





 È risaputo che i film di Apichatpong Weerasethakul rischiano di causare sonnolenza e spesso e volentieri di far addormentare chi li sta guardando. Il regista però lo considera un vanto, come ha dichiarato in una intervista:

"Quando guardo i film di Hou Hsiao-hsien, di Edward Yang o di Tsai Ming-liang, io mi addormento sempre. Passati gli anni a guardarli e ad addormentarmi, sono diventato anche io un regista e adesso sono i miei film che fanno addormentare il pubblico. Penso che forse ci sia un potere speciale in queste opere, che sono in grado di portare gli spettatori verso una visione diversa del mondo, un diverso stato di rilassatezza, dove tutti noi possiamo lasciarci alle spalle la vita quotidiana. Il film ci trasporta in un mondo da sogno e quando ci svegliamo siamo ancora lì, quasi come se il film e il sogno fossero le tappe di un unico viaggio." 

Apichatpong Weerasethakul è un regista thailandese indipendente che con questo film ha vinto la 74esima edizione del festival di Cannes. Il suo è un cinema autoriale che non fa sconti e attrae chi ama il cinema d’essai e molto spesso respinge quel grande pubblico che nel film cerca solo passatempo e divertimento. 

Memoria è la storia di una donna che si scopre punto di congiunzione tra presente, passato e futuro. Jessica, una straordinaria Tilda Swinton, è una botanica in viaggio a Bogotà per far visita alla sorella. Durante il suo soggiorno viene svegliata nella notte da un boato assordante. Un rumore che si ripresenterà anche durante il giorno e di cui Jessica prova a trovare l’origine. Nella sua ricerca incontrerà l’archeologa Agnés che si trova a Bogotà per studiare alcuni resti umani, vecchi di 6000 anni e si imbatterà in Hernàn, un pescatore che vive nel cuore della foresta amazzonica che le svelerà l’origine degli strani rumori che la tormentano.                                                        

L’assenza di una colonna sonora fa sì che la natura e i rumori ambientali diventino fondamentali per sottolineare il climax sonoro, la lentezza dei movimenti e la quiete della battute danno quel senso di placida immersione che spesso il cinema moderno nega allo spettatore. Certo bisogna armarsi di pazienza per approcciarsi alle inquadrature fisse a volte infinite, su cui si basa l'anima del film. 

Per certa critica Memoria diventa un viaggio universale e sinestetico sullo spazio e sugli spazi, sul tempo e sui tempi, sia lontano che distante, a suo modo perfetto e unico.


Purtroppo i diritti di questo film sono stati acquistati da MUBI ed è possibile vederlo solo in streaming a pagamento su questa piattaforma.

sabato 21 ottobre 2023

PRIME VISIONI


Mr. Ove è un film sull’amore. Non quell’amore targato Hollywood colmo di cliché ma su come due opposti si attraggono, creano qualcosa, si concentrano sulle cose importanti, superano ostacoli e dolori e cercano sempre e comunque di lottare insieme. È un film sulla timidezza, che condanna e allo stesso tempo celebra; la esalta quando porta con sé il rispetto verso gli altri ma la svilisce quando ciò vuol dire perdere occasioni, perdere i sogni. È un film sulla natura, usata in modo perfetto per delineare ogni singolo momento narrativo, con la bellissima estate scandinava e l’uggioso autunno che si alternano, così come Ove alterna i suoi bellissimi, idealizzati ricordi, al tremendo presente multiculturale che non capisce e che non comprende. A suo modo è  anche una staffilata alla società svedese immobile, attaccata a regole che non sono altro che spaventapasseri più efficaci contro l’empatia umana che contro i malintenzionati, i peggiori dei quali anche qui, indossano cravatte e guidano auto costose. È un film scarno, essenziale, venato da uno humor efficace ma anche da malinconia e tristezza. Scritto e diretto con grande sentimento da Hannes Holm  Mr. Ove è tratto dal romanzo En man som heter Ove - Un uomo chiamato Ove (in italiano L’Uomo che Metteva in Ordine il Mondo) di Fredrik Backman, scrittore svedese che in questi anni è diventato tra i più venduti al mondo. Candidato agli Oscar nel 2017 come Miglior Film Straniero e vincitore del Premio EFA come Miglior Commedia Europea, nel 2022 Tom Hanks diventa il protagonista nel remake americano dal titolo A man called Otto, in italia Non così vicino. Il confronto non regge. L'interprete e la regia sono molto lontani da quell'atmosfera che ben conosce chi ama e apprezza la letteratura e cinematografia nordica e che nel film ritrova splendidamente.


Entrambi i film sono disponibili su Amazon prime gratuitamente.





 

domenica 13 agosto 2023

PRIMA VISIONE



La felicità è un sistema complesso. E' da vedere perchè diverso, non perfetto, leggero ma profondo, con un significato che lo spettatore vuole e deve trovare, non viene offerto come la critica pretende. Chi ama Mastandrea qui lo troverà grandioso. Chi ama la musica non resterà deluso. Sulle note magnetiche e ripetute di In a manner of speaking dei Nouvelle Vague si muove il film proprio tra il dire tutto con nulla e non dire niente con tanto. 

... Affermare che la felicità è un sistema complesso significa, di fatto, indicare allo spettatore come porsi rispetto al film: i personaggi non cercano la felicità, né la trovano; i personaggi raggiungono in primis la consapevolezza della complessità di affrontare l’ambiguità del proprio rapporto con gli altri e della complessità di accettare l’alterità di sé rispetto alle maschere sociali – ed economiche -che per autodifesa od imposizione esterna hanno dovuto applicare alla propria coscienza. Questo è solo il punto di partenza del processo, solo dopo questa mediazione sarà possibile svegliarsi e cominciare a pensare alla felicità come meta.. Il regista (Zanasi) spiazza lo spettatore nel finale contraddicendo il luogo comune e smontandolo: la vita è un sogno costruito su strati di immagini che si mescolano secondo un disegno complesso ed articolato, sembra suggerirci nell’inquadratura finale. Chi può dire se quello skeitare in autostrada che prosegue in uno spazio bianco dove i contorni si perdono e la libertà si mette in comune tra ragazzi e uomini non sia solo la mediazione lungo la linea di confine che segna il ritorno del protagonista da un viaggio onirico o di pensiero? È necessario per essere felici, per essere tutti felici, riconoscere l’alterità e rispettarne l’entropico sviluppo nelle vite di ciascuno senza sacrificare la propria etica e libertà decisionale, questo è ciò che il complesso gioco registico disvela sicuramente... ( Irene Gianeselli)

Le scelte musicali sono curate da Niccolò Contessa che della pellicola cura la colonna sonora originale e presta due canzoni, Asperger e Come Vera Nabokov e l’inedito Torta di noi. Sono inoltre presenti Ca Plane Pour Moi di Plastic Bertrand, In A Manner Of Speaking dei Nouvelle Vague, She’s A Rainbow dei The Rolling Stones, Theme de Camille di Georges Delerue, You Showed Me  nella versione dei The Turtles, Children Of The Sun dei Dead Can Dance, Just A Habit dei Low Roar.

Il film è disponibile gratis su RaiPlay




martedì 25 aprile 2023

PRIMA VISIONE



In questo film si respira letteratura, poesia, teatro ma soprattutto Sicilia.

La stranezza è un modo fanciullesco di definire i pensieri che diventano ossessioni, inventato e custodito gelosamente da Pirandello insieme alla sua nutrice.

La stranezza è pervaso infatti dallo spirito di Pirandello. Lo è innanzitutto nel suo tentativo di svelare il meccanismo e la magia della creazione artistica, il passaggio dalla persona al personaggio, “dall'avere forma all'essere forma”.

Un bel film, sentito, passionale, che va dalla comicità semplice e vernacolare alla gravitas interpretativa degli attori di turno.

Pirandello non riesce a trovare la scintilla, la folgorazione necessarie a chiudere il suo prossimo testo e a Girgenti, come lui stesso insegna, avvengono stravolgimenti e si compiono decisioni...


Ma che colpa abbiamo se le parole sono vuote? E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto di intenderci; non ci siamo intesi affatto.


Lo potete vedere su Amazon Prime

domenica 22 gennaio 2023

PRIMA VISIONE


  



È un biopic letterario, "Genius". Ha il pregio di mostrarci un mondo poco conosciuto al cinema e non solo, quello dell'editoria. Contemporaneamente fa riflettere sulle conseguenze di chi è toccato dal genio. Stiamo parlando rispettivamente di Maxwell Perkins, editor di una grande casa editrice, scopritore e curatore di Ernest Hemingway e Scott Fitzgerald tra gli altri e di Thomas C. Wolfe, scrittore istrionico, eccentrico, dalla scrittura assolutamente prolissa ma a suo modo estremamente affascinante. Il cast è ricco di ottimi attori ma anche di cliché, con qualche eccesso e alcuni momenti poco rispettosi verso i personaggi. Se il film di per sé non eccelle è la scoperta dello scrittore Wolfe che appassiona. La forza della creatività, la potenza ‘mostruosa’ della letteratura, magica, che spoglia di tutto. Scrive Wolfe: "La dimora del cuore, del cervello, di ogni fibra dell’uomo, il piccolo abitacolo della sua vita, non può reggere, non può assolutamente essere tanto capace e resistente da contenere tutta la furia di un'urgenza creativa”. 

Autore poco conosciuto, che piccoli e grandi editori in questi anni hanno riveduto ma che come vale per altri vanno scoperti e nascosti, amati in solitudine.



«A stone, a leaf, an unfound door; of a stone, a leaf, a door. And of all the forgotten faces. Naked and alone we came into exile. In her dark womb we did not know our mother’s face; from the prison of her flesh we come into the unspeakable and incommunicable prison of this earth. Which of us has known his brother? Which of us has looked into his father’s heart? Which of us has not remained forever prison-pent? Which of us is not forever a stranger and alone? O waste of loss, in the hot mazes, lost, among bright stars on this most weary unbright cinder, lost! Remembering speechlessly we seek the great forgotten language, the lost lane-end into heaven, a stone, a leaf, an unfound door. Where? When? O lost, and by the wind grieved, ghost, come back again».


Un sasso, una foglia, una porta nascosta; di un sasso, una foglia, una porta. E di tutti i volti dimenticati.

Nudi e soli siamo venuti in esilio. Nel suo oscuro grembo non conoscemmo il volto di nostra madre, dalla prigione della sua carne siamo giunti all'indescrivibile, indicibile prigione di questa terra.

Chi di noi ha conosciuto il fratello? Chi ha guardato nel cuore del padre? Chi non è rimasto per sempre prigioniero? Chi non è per sempre solo e straniero?

O immane desolazione, persi nei torridi labirinti, tra le stelle lucenti su questo tizzone esausto e spento, persi! Muti cerchiamo la grande lingua dimenticata, la strada perduta per il cielo, un sasso, una foglia, una porta nascosta. Dove? Quando?

Perduto spirito, pianto dal vento, torna ancora.


Thomas C. Wolfe,  incipit di "O Lost"

domenica 6 marzo 2022

PRIMA VISIONE

 

...."ho imparato col tempo che l'abisso non ha fondo e che ognuno di noi può battere dei record di profondità senza esaurire mai le possibilità di quella interessante istituzione."


Romain Gary ha vissuto una vita in apparenza straordinaria; questo impulso a vivere mille vite, a diventare un grande uomo e un celebre scrittore è merito di Nina, sua madre. Sarà proprio il folle amore di questa madre possessiva ed eccentrica che lo porterà a diventare uno dei più grandi romanzieri del ventesimo secolo e a condurre un’esistenza piena di rocamboleschi colpi di scena, passioni e misteri. Ma quell’amore materno senza freni sarà anche un fardello per tutta la sua vita.

È possibile vedere La promessa dell'alba,tratto dall'omonimo romanzo autobiografico di Romain Gary, finché la Rai lo renderà disponibile, qui:


https://www.raiplay.it/programmi/lapromessadellalba?wt_mc=2.app.cpy.raiplay_prg_La+promessa+dell'alba.&wt


.."È ormai molto tempo che non sono più vittima della mia ispirazione, e se ancora sogno di trasformare il mondo in un giardino felice non è tanto perché mi piacciono gli uomini quanto perché mi piacciono i giardini".

venerdì 7 febbraio 2020

PRIMA VISIONE





1914, l’Italia sta per entrare in guerra. Una comune di giovani nordeuropei ha trovato sull’isola di Capri il luogo ideale per la propria ricerca nella vita e nell’arte. Ma l’isola ha una sua propria e forte identità, che si incarna in una ragazza, una capraia il cui nome è Lucia. Il film narra l’incontro tra Lucia, la comune guidata da Seybu e il giovane medico del paese. E di un’isola unica al mondo, la montagna dolomitica precipitata nelle acque del Mediterraneo che all’inizio del Novecento ha attratto come un magnete chiunque sentisse la spinta dell’utopia e coltivasse ideali di libertà. Lucia è una carta bianca pronta per essere scritta, una creatura vergine indecisa sulla via da intraprendere, divisa tra visioni del mondo distanti e confliggenti: il medico (la scienza, il positivismo) e la rivoluzione sociale; il pittore guru (l’anima, la spiritualità) e la rivoluzione interiore (la comunità fondata dall’artista, che rassembra quelle degli anni 70, considerata dalla società isolana come un oggetto alieno, una congrega di pervertiti); la famiglia (le radici ataviche dell’identità) e gli affetti che non può rinnegare né respingere.


Un film interessante. Alcune cose andrebbero ridimensionate, tipo il passaggio da analfabeta a bilingue e assidua lettrice di Lucia, il fluente e argomentativo inglese del medico che nemmeno oggi lo si trova, le lunghe danze liberatorie per lasciare piu' spazio all'arte e alla psicologia. Perche' va detto che il personaggio di Seybu riprende quello reale del pittore simbolista Karl Wilhelm Diefenbach che visse a Capri fino alla morte nel 1913 e che la frase " la rivoluzione siamo noi" pronunciate sempre da Seybu e' la straordinaria affermazione/opera di Joseph Beuys, una fotografia a grandezza naturale in cui l'artista si incammina verso di noi e ci chiama alla marcia, per essere con lui artisti e rivoluzionari. E' Beuys il vero spirito guida di Capri - Revolution.

Come e' Lucia il  vero spirito libero, l'unica a mio avviso a conquistare la liberta', gli altri credono di essere liberi ma sono comunque incapaci di uscire dal mondo delle loro regole e convinzioni.

Per approfondire




Joseph Beuvys


Karl Wilhelm Diefenbach